PMOS (PCOS): perché non è uguale per tutte e perché anche l’alimentazione deve essere personalizzata

pcos

Se convivi da anni con la sindrome dell’ovaio policistico o PCOS, probabilmente ti sei già accorta di una cosa: avere la stessa diagnosi non significa avere gli stessi sintomi, lo stesso metabolismo e nemmeno le stesse difficoltà.

Ci sono donne che hanno un ciclo molto irregolare, altre che mestruano regolarmente. Alcune combattono con acne, irsutismo o perdita di capelli, altre non hanno quasi nessuno di questi segni. Alcune aumentano di peso con estrema facilità e fanno una fatica enorme a perderlo, mentre altre sono normopeso.

Ed è proprio da qui che, secondo me, bisogna partire.

La PMOS, più comunemente indicata nella letteratura scientifica internazionale come PCOS (Polycystic Ovary Syndrome), non è una condizione identica in tutte le donne. Esistono fenotipi differenti e, soprattutto, esistono donne differenti.

Capirlo è importante anche dal punto di vista nutrizionale, perché significa superare l’idea, ancora troppo diffusa, che possa esistere semplicemente una “dieta per la PCOS” valida per tutte.

Prima di tutto: che cosa definiamo PCOS?

 

Secondo i criteri diagnostici utilizzati a livello internazionale, nella donna adulta la diagnosi si basa sulla presenza di almeno due di queste tre caratteristiche, dopo aver escluso altre possibili cause:

  1. Iperandrogenismo, cioè un eccesso di androgeni documentato dagli esami oppure manifestato clinicamente, per esempio attraverso irsutismo, acne o perdita di capelli di tipo androgenetico.
  2. Disfunzione ovulatoria, che può manifestarsi attraverso cicli molto lunghi, irregolari o assenti.
  3. Morfologia ovarica policistica, rilevata attraverso l’ecografia.

Già questa definizione ci permette di capire qualcosa di fondamentale: due donne possono ricevere la stessa diagnosi pur presentando caratteristiche molto diverse.

Dalla diversa combinazione di questi elementi derivano infatti i quattro fenotipi tradizionalmente descritti.

I quattro fenotipi della PCOS

Fenotipo A: il fenotipo completo

 

Sono presenti tutte e tre le caratteristiche: iperandrogenismo, disfunzione ovulatoria e morfologia policistica delle ovaie.

È il fenotipo nel quale più frequentemente possiamo trovare alterazioni metaboliche, insulino-resistenza e maggiore adiposità addominale.

Questo non significa, naturalmente, che tutte le donne appartenenti al fenotipo A siano necessariamente in sovrappeso o insulino-resistenti. Significa che la probabilità è maggiore e che l’aspetto metabolico merita particolare attenzione.

Fenotipo B: il fenotipo classico

 

Sono presenti iperandrogenismo e disfunzione ovulatoria, ma non è necessaria la presenza della tipica morfologia policistica all’ecografia.

Anche questo fenotipo è frequentemente associato a un profilo metabolico meno favorevole e all’insulino-resistenza.

Ed è un buon esempio di quanto il nome stesso “ovaio policistico” possa essere fuorviante: si può avere una PCOS anche senza avere ovaie policistiche all’ecografia.

Fenotipo C: il fenotipo ovulatorio

 

Sono presenti iperandrogenismo e morfologia ovarica policistica, ma l’ovulazione è conservata e il ciclo può essere regolare.

Generalmente il rischio metabolico è inferiore rispetto ai fenotipi A e B, ma questo non significa che possa essere ignorato. Anche in queste donne è utile valutare individualmente composizione corporea, metabolismo glucidico e lipidico e altri eventuali fattori di rischio.

Fenotipo D: il fenotipo non iperandrogenico

 

Sono presenti disfunzione ovulatoria e morfologia ovarica policistica, ma manca l’iperandrogenismo.

In media presenta un profilo metabolico più favorevole rispetto ai fenotipi iperandrogenici.

Anche qui, però, farei attenzione alla parola “lieve”. Un rischio metabolico mediamente inferiore non significa che la condizione sia irrilevante per quella specifica donna, né che non debba essere valutata nel suo insieme.

E l’insulino-resistenza?

 

Qui arriviamo a uno degli aspetti che considero particolarmente importanti anche nella pratica nutrizionale.

L’insulino-resistenza è molto frequente nella PCOS, soprattutto nei fenotipi classici, ma non tutte le donne con PCOS sono insulino-resistenti.

È una distinzione importante.

Quando è presente, le cellule rispondono meno efficacemente all’azione dell’insulina e l’organismo tende a compensare producendone quantità maggiori. L’iperinsulinemia che ne consegue può contribuire ad aumentare la produzione ovarica di androgeni e ad aggravare alcune manifestazioni della sindrome.

Si crea così un intreccio tra metabolismo e funzione ovarica che aiuta a comprendere perché, in molte donne, lavorare sul metabolismo possa avere conseguenze che vanno ben oltre il numero indicato dalla bilancia.

E aiuta anche a capire perché limitarsi a dire a una donna con PCOS “deve dimagrire” sia una risposta decisamente insufficiente.

Il peso può essere una parte del problema, quando c’è un eccesso ponderale, ma non è il problema nella sua interezza.

Che ruolo ha allora l’alimentazione?

 

Un ruolo importante, ma preferisco essere chiara: non esiste un alimento capace di curare la PCOS e non esiste una dieta universalmente migliore per tutte le donne che ne soffrono.

L’intervento nutrizionale deve essere costruito sulla persona.

In presenza di insulino-resistenza sarà particolarmente importante lavorare sulla qualità e sulla quantità dei carboidrati, sul carico glicemico complessivo dei pasti e sulla loro associazione con proteine, grassi e fibre.

Questo non significa necessariamente eliminare pane, pasta, frutta o altri carboidrati.

Significa capire quali, quanti, quando e in quale contesto metabolico.

È molto diverso.

Legumi, cereali integrali quando ben tollerati, verdure, fonti proteiche adeguate e grassi di buona qualità possono far parte di un’alimentazione costruita per migliorare la qualità complessiva della dieta e la risposta metabolica.

In alcune situazioni può essere utile una maggiore riduzione del carico glucidico; in altre non è necessario. E quando è presente sovrappeso o obesità, anche una riduzione ponderale moderata può determinare benefici metabolici e riproduttivi importanti.

Ma continuo a tornare allo stesso punto: la strategia deve essere scelta sulla donna che ho davanti, non semplicemente sul nome della sua diagnosi.

E gli integratori? Il caso dell’inositolo

 

L’inositolo, in particolare il myo-inositolo, è probabilmente uno degli integratori più conosciuti dalle donne con PCOS.

Esistono studi che suggeriscono possibili effetti favorevoli su alcuni parametri metabolici e riproduttivi. Tuttavia, le evidenze disponibili non sono ancora così solide da poterlo considerare una soluzione universale, né consentono di stabilire con certezza quale formulazione e quale dosaggio siano migliori in tutte le situazioni.

Questo è un punto a cui tengo particolarmente.

“Naturale” non significa automaticamente necessario, efficace o adatto a tutte.

Prima di aggiungere un integratore preferisco sempre chiedermi perché lo stiamo utilizzando, quale obiettivo vogliamo raggiungere e se esistono realmente le condizioni perché possa essere utile.

La PCOS non è soltanto una questione di ovaie

 

Forse è proprio questo il cambiamento di prospettiva più importante.

La PCOS è una condizione complessa nella quale si intrecciano funzione riproduttiva, metabolismo, composizione corporea e regolazione ormonale.

Ed è anche una condizione con la quale molte donne convivono per anni.

A volte arrivano da me dopo avere seguito diverse diete. Hanno perso peso e poi lo hanno recuperato, oppure non sono riuscite a perderlo nonostante gli sforzi. Alcune hanno eliminato progressivamente alimenti e intere categorie di cibi nella convinzione che fosse necessario per “tenere bassa l’insulina”.

Quando lavoro con una donna con PCOS, quindi, non parto da una dieta prestampata e nemmeno da un elenco di alimenti proibiti.

Parto dalla sua storia.

Valuto gli esami, la composizione corporea, l’eventuale presenza di insulino-resistenza, le abitudini alimentari, il rapporto con il cibo, lo stile di vita e, naturalmente, gli obiettivi che quella donna vuole raggiungere.

Come lavoro: il Metodo MSC

 

È anche il principio sul quale ho costruito il Metodo MSC – Motivazione, Scelte, Cambiamento.

La dieta può essere uno strumento importante, ma da sola spesso non basta. Il mio lavoro consiste nel trasformare le indicazioni nutrizionali in qualcosa che possa realmente entrare nella vita della persona, essere modificato quando necessario e diventare progressivamente più autonomo.

Per questo il percorso non è identico per tutte e non è immutabile: la mia dieta è un cantiere aperto.

Si osservano i risultati, si comprende ciò che funziona e ciò che non funziona e, quando serve, si corregge la rotta.

Con la PCOS questo approccio diventa particolarmente importante, perché dietro una stessa diagnosi possono esserci donne metabolicamente e clinicamente molto diverse.

Ed è proprio da quelle differenze che, per me, deve iniziare la nutrizione personalizzata.

 

  • International Evidence-based Guideline for PCOS/PMOS – 2023, Teede et al.
    È la fonte principale per diagnosi, valutazione metabolica, stile di vita, nutrizione e gestione complessiva.
    PubMed – International Evidence-based Guideline
    Testo completo su PMC
    DOI: 10.1210/clinem/dgad463.
  • Monash University – International PMOS Guideline
    Questa è particolarmente importante per il tuo nuovo paragrafo sul passaggio da PCOS a PMOS. Monash riporta che dal 12 maggio 2026 il nuovo nome è Polyendocrine Metabolic Ovarian Syndrome (PMOS).
    Monash University – PMOS Guideline and Resources
  • Fitz et al., 2024 – Inositol for Polycystic Ovary Syndrome
    Revisione sistematica e meta-analisi realizzata proprio per informare l’aggiornamento delle linee guida internazionali. È la fonte migliore per sostenere il nostro passaggio prudente sul myo-inositolo: esistono risultati favorevoli, ma l’evidenza complessiva rimane limitata e non giustifica promesse generalizzate.
    Testo completo – Inositol for PCOS, systematic review and meta-analysis
    DOI: 10.1210/clinem/dgad762.
  • Tripathy et al., 2018 – rischio metabolico nei quattro fenotipi
    È uno studio clinico osservazionale su 394 donne con PCOS e 108 controlli. I fenotipi A e B mostravano il rischio metabolico maggiore; C una situazione intermedia e D le alterazioni metaboliche più lievi. È molto pertinente alla struttura del nostro articolo.
    PubMed – Metabolic risk and four Rotterdam phenotypes
  • Lizneva et al., 2016 – fenotipi PCOS
    Revisione sistematica e meta-analisi di 41 studi/43 popolazioni, per un totale di 13.796 donne con PCOS. È una fonte robusta per spiegare i quattro fenotipi e anche per ricordare che la popolazione osservata può influenzare molto la prevalenza dei diversi fenotipi.
    PubMed – Phenotypes and body mass in PCOS
    DOI: 10.1016/j.fertnstert.2016.07.1121.
  • Lipid variations in different PCOS phenotypes – systematic review e meta-analysis
    Include 3.655 donne con PCOS e 1.824 controlli. È utile per sostenere la parte in cui diciamo che i fenotipi non presentano lo stesso profilo metabolico: il fenotipo A mostrava il quadro lipidico più sfavorevole.
    PubMed – Lipid variations in different PCOS phenotypes
    Testo completo su PMC 
  • https://dottoressacacciola.com/metodo-msc-nutrizione-consapevole/
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