Allergia al nichel e SNAS: davvero la soluzione è eliminare sempre più alimenti?
Quando incontro una persona con allergia al nichel o con una diagnosi di SNAS, una delle prime cose che mi capita di vedere è una lista. A volte una lista molto lunga.
Pomodoro no, legumi no, cacao no, frutta secca no, cereali integrali no, alcune verdure no. E spesso, con il passare del tempo e il persistere dei sintomi, la lista si allunga ancora.
A questo punto la domanda che mi pongo è sempre la stessa: siamo sicuri che la soluzione sia continuare a togliere alimenti?
Il nichel è un elemento presente praticamente ovunque: nel terreno, nell’acqua e quindi anche negli alimenti. La sua concentrazione nei cibi non è neppure un valore assoluto e immutabile, perché dipende dal terreno nel quale sono stati coltivati, dall’acqua, dalle condizioni ambientali e dai processi di produzione e lavorazione.
Questo significa una cosa molto semplice: una dieta realmente priva di nichel non esiste.
Possiamo ridurne l’apporto. Possiamo individuare gli alimenti che mediamente ne contengono quantità maggiori. Possiamo, soprattutto, capire quali creano realmente problemi a quella determinata persona.
Ma pensare di eliminare il nichel dall’alimentazione è un’altra cosa.
Allergia al nichel e SNAS non sono esattamente la stessa cosa
La forma più conosciuta di allergia al nichel è la dermatite allergica da contatto. Il classico problema con orecchini, bottoni, fibbie e altri oggetti contenenti nichel.
In alcuni soggetti sensibilizzati, però, l’ingestione di nichel attraverso gli alimenti viene associata alla comparsa non soltanto di manifestazioni cutanee, ma anche di sintomi sistemici, in particolare gastrointestinali.
È in questo contesto che si parla di SNAS, Systemic Nickel Allergy Syndrome, o Sindrome Sistemica da Allergia al Nichel.
Meteorismo, gonfiore, dolore addominale, diarrea e alterazioni dell’alvo sono stati descritti negli studi sulla SNAS. In uno studio italiano su pazienti sottoposti a challenge orale, le manifestazioni riprodotte dall’esposizione al nichel erano essenzialmente cutanee e gastrointestinali. Questo è un dato importante anche perché invita alla prudenza nell’attribuire automaticamente al nichel mal di testa, stanchezza e molti altri sintomi aspecifici. [1]
Ed è proprio qui che, secondo me, bisogna cominciare a ragionare.
Quando entra in gioco l’intestino
Nella mia esperienza clinica incontro frequentemente persone con sensibilizzazione al nichel che presentano anche gonfiore, meteorismo, dolore addominale o alterazioni dell’alvo.
La letteratura ha iniziato da tempo a interrogarsi su questa associazione.
Uno studio su pazienti con sindrome dell’intestino irritabile e sensibilizzazione al nichel ha osservato un miglioramento significativo dei sintomi gastrointestinali dopo una dieta a basso contenuto di nichel. [2]
Questo significa che il nichel causa l’IBS?
No.
Significa che in alcuni soggetti sensibilizzati il nichel alimentare potrebbe contribuire alla sintomatologia gastrointestinale.
La differenza può sembrare sottile, ma scientificamente è enorme.
Un ragionamento simile riguarda l’endometriosi. Uno studio pilota condotto su donne con endometriosi, sintomi gastrointestinali e sensibilizzazione al nichel ha osservato un miglioramento della sintomatologia dopo una dieta a basso contenuto di nichel.
È un dato interessante. Ma non significa affatto che il nichel provochi l’endometriosi.
Associazione e causalità sono due cose diverse e credo sia importante continuare a dirlo, soprattutto quando parliamo di condizioni complesse. [3]
Ma allora basta togliere il nichel?
Qui nasce, secondo me, il problema principale.
Se una persona sta meglio riducendo il nichel, la tentazione è pensare: meno nichel mangia, meglio starà.
Non necessariamente.
Molti degli alimenti che contengono nichel sono anche alimenti nutrizionalmente importanti. Eliminare contemporaneamente cereali integrali, legumi, frutta secca, cacao e numerosi vegetali significa modificare profondamente la dieta.
Una fase di riduzione può avere un senso quando è indicata e quando serve anche a comprendere la risposta individuale.
Una dieta di esclusione sempre più ampia e protratta indefinitamente è un’altra cosa.
E infatti uno degli aspetti che trovo più interessanti negli studi sulla SNAS è proprio la possibilità di una successiva reintroduzione degli alimenti.
Nel trial randomizzato di Di Gioacchino e colleghi, per esempio, i pazienti sottoposti a trattamento di iposensibilizzazione orale al nichel hanno progressivamente reintrodotto alimenti ricchi di nichel. Lo studio ha mostrato un miglioramento soprattutto delle manifestazioni gastrointestinali nel gruppo trattato con la dose maggiore rispetto al placebo. [4]
Questo ci ricorda che la tolleranza, e non soltanto l’eliminazione, dovrebbe essere una parte importante del ragionamento.
Permeabilità intestinale e microbiota: qui iniziano le domande
Ed eccoci alla parte che personalmente trovo più interessante.
Se due persone sensibilizzate al nichel mangiano lo stesso alimento, perché una presenta sintomi importanti e l’altra no?
È soltanto una questione di quantità di nichel?
Non ne sono così sicura.
La ricerca sta esplorando il possibile ruolo della barriera intestinale, del microbiota e dello stato infiammatorio.
Uno studio del 2020, per esempio, ha valutato 51 pazienti con SNAS e concomitante disbiosi intestinale trattati con dieta a basso contenuto di nichel, associata in alcuni casi a probiotici. Gli autori hanno osservato un miglioramento dei parametri utilizzati per valutare la disbiosi, maggiore nel gruppo che assumeva anche probiotici. [5]
È uno studio interessante, ma non è sufficiente per concludere che la disbiosi causi la SNAS o che i probiotici ne rappresentino una terapia.
Ed è qui che preferisco distinguere chiaramente ciò che sappiamo da ciò che possiamo ipotizzare.
Trovo plausibile che lo stato della barriera intestinale, il microbiota e il contesto infiammatorio possano contribuire a determinare quanto e come una persona reagisca al nichel introdotto con gli alimenti.
Ma plausibile non significa dimostrato.
Allo stesso modo considero importante l’equilibrio complessivo della dieta, compreso quello glucidico. Un’alimentazione ricca di zuccheri semplici e prodotti raffinati può influenzare metabolismo e ambiente intestinale. Questo è un motivo per occuparsi anche della qualità e della distribuzione dei carboidrati, non per affermare che controllare i picchi glicemici “curi la SNAS”.
Sono due cose molto diverse.
Forse stiamo facendo la domanda sbagliata
Per anni l’attenzione è stata concentrata quasi esclusivamente su una domanda:
Quanto nichel contiene questo alimento?
È una domanda legittima, ma forse non è l’unica.
A me interessa anche chiedermi:
In quale organismo e in quale contesto intestinale e metabolico questo nichel viene assunto?
Non abbiamo ancora tutte le risposte.
Anzi, una recente revisione critica pubblicata nel 2026 mette in discussione persino alcuni aspetti della definizione e della validazione diagnostica della SNAS, sottolineando i limiti metodologici di diversi studi disponibili. [6]
Nello stesso anno è stata pubblicata un’altra review dedicata alla SNAS che ne descrive invece caratteristiche, diagnosi e possibili strategie di gestione, pur riconoscendo la necessità di ulteriori studi. [7]
Trovo questo confronto molto interessante.
La scienza procede anche così: non attraverso certezze immobili, ma attraverso dati che vengono continuamente verificati, discussi e, quando necessario, messi in discussione.
Come mi comporto nella pratica
Quando seguo una persona con SNAS non parto dalla ricerca della dieta con meno nichel possibile.
Parto dalla persona.
Cerco di capire quali sintomi presenta, quando compaiono, quali alimenti sembrano realmente associati alla loro comparsa, come funziona l’intestino e soprattutto che cosa sta mangiando dopo tutte le eliminazioni che magari ha già fatto.
Se è necessario ridurre temporaneamente gli alimenti maggiormente ricchi di nichel, lo faccio.
Ma contemporaneamente cerco di preservare la qualità nutrizionale della dieta e, quando le condizioni lo consentono, di recuperare progressivamente gli alimenti tollerati.
Perché eliminare è relativamente facile.
Il lavoro più difficile è capire quanto possiamo restituire alla dieta senza far ricomparire i sintomi.
Ed è questo, secondo me, uno degli obiettivi di una buona terapia nutrizionale.
Non costruire una dieta sempre più piccola, ma cercare il miglior equilibrio possibile tra sintomi, tolleranza, completezza nutrizionale e qualità della vita.
La scienza non ci autorizza ancora a dire che “curando l’intestino si cura la SNAS”.
Ma ci autorizza, credo, a smettere di pensare che una condizione così complessa possa essere affrontata semplicemente consegnando una lista di cibi vietati.
Riferimenti bibliografici
1. Braga M, et al. Systemic nickel allergy syndrome: nosologic framework and usefulness of diet regimen for diagnosis. Int J Immunopathol Pharmacol. 2013;26(3):707-716. DOI: 10.1177/039463201302600314.
PubMed – Braga et al.
2. Rizzi A, Nucera E, Laterza L, et al. Irritable Bowel Syndrome and Nickel Allergy: What Is the Role of the Low Nickel Diet? J Neurogastroenterol Motil. 2017;23(1):101-108. DOI: 10.5056/jnm16027.
PubMed – Rizzi et al.
3. Borghini R, et al. Irritable Bowel Syndrome-Like Disorders in Endometriosis: Prevalence of Nickel Sensitivity and Effects of a Low-Nickel Diet. Nutrients. 2020.
PubMed – studio su endometriosi e sensibilità al nichel
4. Di Gioacchino M, Ricciardi L, De Pità O, et al. Nickel oral hyposensitization in patients with systemic nickel allergy syndrome. Ann Med. 2014;46(1):31-37. DOI: 10.3109/07853890.2013.861158.
PubMed – Di Gioacchino et al.
5. Lombardi F, Fiasca F, Minelli M, et al. The Effects of Low-Nickel Diet Combined with Oral Administration of Selected Probiotics on Patients with Systemic Nickel Allergy Syndrome (SNAS) and Gut Dysbiosis. Nutrients. 2020;12(4):1040. DOI: 10.3390/nu12041040.
PubMed – Lombardi et al.
6. Giovannetti A. Systemic Nickel Allergy Syndrome: A Critical Appraisal of an Unvalidated Diagnostic Entity. Clin Transl Allergy. 2026;16:e70169. DOI: 10.1002/clt2.70169.
PubMed – Giovannetti 2026
7. Freeman A, Letterman A, Boos J, Jackson S. Systemic Nickel Allergy Syndrome. Am J Med Open. 2026;15:100126. DOI: 10.1016/j.ajmo.2026.100126.
PubMed – Freeman et al. 2026
8. EFSA Panel on Contaminants in the Food Chain (CONTAM). Update of the risk assessment of nickel in food and drinking water. EFSA Journal. 2020;18(11):6268.
EFSA – Risk assessment of nickel in food and drinking water
https://dottoressacacciola.com/celiachia-intolleranza-al-glutine/
